giovedì 5 maggio 2011

L'italiano si impara anche leggendo

Link dove scaricare gratuitamente (e legalmente ) dei libri ve ne metto solo due

http://www.quicomincialalettura.it/nlsi.php

http://www.liberliber.it/ qui trovi anche dei libri parlati dei volontari leggono i libri del sito, cosa ottima per aiutare dislessici e stranieri che possono seguire il testo mentre ascoltano la voce che legge il libro
Ovviamente i libri parlati sono solo una piccola parte dei libri in testo :-) che si possono trovare in liber liber


mercoledì 4 maggio 2011

lingua italiana semplificata

lingua italiana semplificata
La lingua italiana semplificata è una rielaborazione della lingua italiana, che preferisce un'articolazione della frase semplice, la coordinazione degli enunciati (paratassi) alla subordinazione (ipotassi), tempi verbali più in uso nella lingua parlata, un lessico vicino agli usi dell'italiano colloquiale e che dosa l'occorrenza di termini specifici di contesti disciplinari.
Nasce per l'insegnamento della lingua italiana ai non italofoni. Negli ultimi anni è sorto un dibattito sull'opportunità dell'utilizzo dell'italiano semplificato nell'apprendimento della lingua; si è sostenuto che è troppo distante dall'italiano colloquiale, e che costringe lo studente ad apprendere un sistema astrattamente semplificato e distante dalla "parole" della lingua italiana. Si vedano le critiche e le perplessità suscitate dalla creazione del Basic English (ideato da Charles Kay Ogden nel1930). Tuttavia, è indubbio che questo strumento abbia un'influenza positiva nell'apprendimento dell'italiano standard e che rappresenti una risorsa pragmatica per un primo approccio con la lingua italiana.

http://www.iprase.tn.it/attivit%E0/sperimentazione/imparo_giocando/stranieri/Abc.asp
http://www.stranieriinitalia.it/italiano_per_stranieri_7172.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_italiana_semplificata
http://www.dienneti.it/italiano/stranieri.htm
Un Mondo a Scuola - risorse per l'insegnamento didattico dell'italiano semplificato
http://www.admt.org/arcobaleno/lingua_italiana.htm

Corsi online elearnig elementari di lingua italiana gratuiti

Altre risorse



martedì 11 gennaio 2011

Letture consigliate

Sembrerà banale ma, per chi inizia un aiuto grande per imparare a leggere lo può avere dal televideo della rai

http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/solotesto.jsp

Molto coinciso e di facile comprensione usa termini di base
La Rai mette a disposizione anche un corso bilingue per imparare l'italiano
Italiano/Inglese, Italiano/Francese, Italiano/Tedesco, Italiano/Spagnolo, Italiano/Portoghese

http://www.italica.rai.it/lingua/corso.htm


Se avete una biblioteca e volete provare a leggere qualche libro, vi consiglio di richiedere una delle raccolte di  Reader's Digest che riassume e condensa alcuni classici della letteratura. Purtroppo la casa editrice è fallita e si trovano solo vecchi libri, ma nelle biblioteche si possono trovare ancora e sono veramente d'aiuto a chi
in età adulta non si trova a suo agio nella lettura di libri per bambini. In quanto come proprio per il televideo
la condensazione di un libro permette di restringere i vocaboli usati all'essenziale.

Molte biblioteche sono fornite anche dei cosiddetti libri ad alta leggibilità, che aiutano sia persone con particolari disabilità che persone che vogliono apprendere l'italiano








martedì 4 gennaio 2011

Il verbo

Tra le parti variabili del discorso c’è il VERBO.
I verbi sono parole che indicano e collocano nel tempo azioni, modi di essere, stati e avvenimenti riferiti a cose, persone e animali.
Il verbo è formato da una radice, che ci dà il significato, e da una desinenza, che ci fornisce le informazioni grammaticali.
Il verbo ci indica il MODO ed il TEMPO in cui avviene un’azione e ci fornisce indicazioni sul numero e sulla persona del SOGGETTO, cioè colui che compie l’azione.
Il modo del verbo ci indica il punto di vista con cui viene presentata la situazione o l’azione da chi parla o da chi scrive.
I modi si dividono in modi INDEFINITI e in modi FINITI.
Il tempo indica il rapporto fra l’azione espressa dal verbo e la persona che parla o che scrive.
Quando l’azione avviene nello stesso momento in cui si parla o scrive, si usa il tempo PRESENTE, che indica contemporaneità.
Quando l’azione è avvenuta prima rispetto al momento in cui si parla o si scrive, si usa il PASSATO, che indica anteriorità.
Quando l’azione deve ancora avvenire rispetto al momento in cui se ne parla o se ne scrive, allora si usa il FUTURO, che indica posteriorità.
I tempi possono essere SEMPLICI, se sono formati da una sola parola, o COMPOSTI, se sono formati da due parole.
La PERSONA del verbo è il soggetto del verbo stesso. Le persone del verbo sono sei, tre singolari e tre plurali.


Se il verbo all’infinito presente termina in -ARE, è della PRIMA CONIUGAZIONE.
Se il verbo all’infinito presente termina in -ERE, è della SECONDA CONIUGAZIONE.
Se il verbo all’infinito presente termina in -IRE, è della TERZA CONIUGAZIONE.
I verbi "essere" e "avere" si dicono AUSILIARI, perché 'aiutano' gli altri verbi a formare i tempi composti. I verbi ausiliari hanno una CONIUGAZIONE PROPRIA.


Il verbo è di genere TRANSITIVO se può avere il complemento oggetto, oppure di genere INTRANSITIVO, se non può avere il complemento oggetto.
Il verbo può essere poi di forma ATTIVA, quando il soggetto compie l’azione, di forma PASSIVA, quando il soggetto subisce l’azione, di forma RIFLESSIVA, quando il soggetto compie e subisce l’azione.

L’articolo

Tra le parti variabili del discorso c’è l’ARTICOLO.
Gli articoli sono parole che precedono il nome e ne precisano il genere ed il numero.
L’articolo concorda in genere e numero col nome al quale si riferisce.
Ci sono tre tipi di articoli: DETERMINATIVI, INDETERMINATIVI e PARTITIVI.
In realtà, l’articolo a volte precede altri tipi di parole, come verbi o aggettivi, che assumono il valore di un nome.
Gli articoli determinativi indicano in modo preciso il nome che precedono.

Gli articoli partitivi indicano una parte indeterminata.
Sono formati dall’unione della preposizione DI con l’articolo determinativo.
Vediamoli:
"Del", "dello", "della", "dei", "degli", "delle".
Gli articoli partitivi seguono le stesse regole degli articoli determinativi e sostituiscono il plurale degli articoli indeterminativi.
Gli articoli partitivi si possono sostituire con le espressioni “un po’ di”, “alcuni/e”.
Se non è possibile sostituirli con queste espressioni, allora si tratta di preposizioni articolate.

Il pronome

Tra le parti variabili del discorso c’è il PRONOME.
Il pronome è una parola che fa le veci del nome ed è usato per sostituirlo.
Il pronome può essere: PERSONALE, DETERMINATIVO e RELATIVO.
I pronomi personali possono avere funzione di soggetto o di complemento.
I pronomi personali soggetto sono:
io, tu, egli/ella , noi, voi , essi/esse.
A ogni pronome soggetto, corrisponde un pronome complemento:
me/mi, te/ti, lo/la, gli/le, ci, vi, li/le/loro.
Tra i pronomi determinativi troviamo:
I pronomi POSSESSIVI, che indicano a chi o a che cosa appartiene ciò che è indicato dal nome che sostituiscono. Essi sono:
I pronomi DIMOSTRATIVI, che specificano l’identità del nome che sostituiscono.

Tra i pronomi determinativi, troviamo anche i pronomi INDEFINITI.
Essi indicano in modo generico la quantità o l’identità di ciò che è indicato dal nome che sostituiscono: alcuno, altro, molto, poco, tutto, sono esempi di pronomi indefiniti.
Anche i pronomi INTERROGATIVI, che si usano per fare domande, e i pronomi ESCLAMATIVI, che si usano per fare le esclamazioni, fanno parte dei pronomi determinativi. Al maschile singolare, sono: chi, quale, che, quanto.


I pronomi RELATIVI sostituiscono un termine che li precede e contemporaneamente mettono in relazione due frasi.

L'aggettivo

Tra le parti variabili del discorso c’è l’AGGETTIVO.
Gli aggettivi sono parole che aggiungono al nome una qualità o una determinazione.
Gli aggettivi che aggiungono al nome una qualità o una caratteristica sono detti AGGETTIVI QUALIFICATIVI.
Gli aggettivi qualificativi esprimono caratteristiche riguardanti:
l'aspetto, la grandezza, la forma, il colore, le qualità morali, le qualità intellettuali.
L’aggettivo concorda nel genere e nel numero con il nome a cui si riferisce.
L’aggettivo qualificativo può essere ALTERATO, come il nome, nelle forme:
diminutivo ("pazzerello");
accrescitivo ("furbacchione");
vezzeggiativo ("piccoletto");
dispregiativo ("giallastro").
Anche gli aggettivi qualificativi, come gli avverbi, possono avere il GRADO COMPARATIVO:
DI MAGGIORANZA,
DI MINORANZA,
DI UGUAGLIANZA.
Anche gli aggettivi qualificativi, come gli avverbi, possono avere il GRADO SUPERLATIVO ASSOLUTO o RELATIVO.


Abbiamo visto che gli aggettivi sono parole che aggiungono al nome una qualità o una determinazione.
Gli aggettivi determinativi si dividono in:
POSSESSIVI; DIMOSTRATIVI; NUMERALI; INDEFINITI; INTERROGATIVI; ESCLAMATIVI.
Gli aggettivi possessivi indicano a chi appartiene la persona, la cosa o l’animale indicati dal nome a cui si riferiscono.
Essi concordano nel genere e nel numero al nome cui si riferiscono.
Vediamoli insieme. Al maschile singolare, essi sono: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro.
Gli aggettivi dimostrativi indicano la posizione, nello spazio e nel tempo, di una persona, una cosa o un animale, rispetto a chi parla o a chi scrive.
Essi sono:
"questo" - per indicare qualcuno o qualcosa vicino a chi parla;
"codesto" - per indicare qualcuno o qualcosa vicino a chi ascolta;
"quello" - per indicare qualcuno o qualcosa lontano da chi parla e da chi ascolta.
Non sono mai preceduti dall’articolo e concordano in genere e numero al nome al quale si riferiscono.
Tra gli aggettivi dimostrativi ci sono anche "stesso" e "medesimo". Sono più propriamente detti aggettivi identificativi: indicano identità o uguaglianza.

Tra gli aggettivi determinativi ci sono i NUMERALI.
Gli aggettivi numerali danno indicazioni numeriche sulla quantità o l'ordine.
Sono di due tipi:
Numerali CARDINALI, cioè quelli che chiamiamo di solito “numeri” ("uno", "due", "tre", "quattro", "cinque", "sei", "sette"…): sono tutti invariabili eccetto "uno", che ha il femminile "una", e "mille", che al plurale diventa "mila".
Numerali ORDINALI, cioè quelli che indicano l’ordine di successione dei numeri. I primi dieci hanno forme particolari: "primo", "secondo", "terzo", "quarto", "quinto", "sesto", "settimo", "ottavo", "nono", "decimo". Gli altri si formano aggiungendo il suffisso -esimo al numerale cardinale corrispondente. Essi concordano in genere e numero con il nome cui si riferiscono.
Tra gli aggettivi determinativi troviamo anche gli INDEFINITI.
Essi danno indicazioni generiche, cioè non precise, riguardo alla quantità o alla qualità del nome cui si riferiscono.
Eccone alcuni esempi: "ogni", "qualunque", "nessuno", "altro", "poco", "tutto".
Tra gli aggettivi determinativi ci sono poi gli INTERROGATIVI, che si usano per fare domande.
Ci sono poi gli aggettivi ESCLAMATIVI, che si usano per fare le esclamazioni.

Le parti variabili del discorso

Tra le parti VARIABILI del discorso ci sono i NOMI, o SOSTANTIVI.
I nomi, o sostantivi, sono parole che indicano persone, cose, animali, idee e sentimenti.
I nomi, in base alla loro forma, possono essere di GENERE MASCHILE o FEMMINILE.
Come si forma il genere di un nome? In alcuni nomi, detti MOBILI, per cambiare genere basta cambiare la desinenza.
Altri nomi, detti INDIPENDENTI, per cambiare genere, cambiano completamente.
Con altri ancora, di GENERE COMUNE, basta cambiare l’articolo.
Per altri ancora, detti PROMISCUI, il genere deve essere specificato con l’aggiunta di un aggettivo.
I nomi, in base alla forma, possono essere di NUMERO SINGOLARE o PLURALE.
Come si forma il numero del nome?
In alcuni nomi, detti VARIABILI, per cambiare numero, basta cambiare la desinenza.
Con altri ancora, detti INVARIABILI, basta cambiare l’articolo.
I nomi SOVRABBONDANTI hanno più forme per il singolare o per il plurale.
Alcuni nomi sono DIFETTIVI, cioè mancano del singolare o del plurale.


In base al significato, il nome può essere:
COMUNE: indica persone, cose e animali in modo generico, per esempio "zia";
PROPRIO: indica cose, persone e animali in modo specifico, si scrive con la lettera iniziale maiuscola e di solito non si usa al plurale, per esempio "Maria";
CONCRETO: indica ciò che può essere percepito con i cinque sensi, per esempio "tavolo";
ASTRATTO: indica idee, sentimenti e stati d’animo che posso raffigurare mentalmente ma non percepire con i cinque sensi, per esempio "amicizia";
INDIVIDUALE: indica una singola entità, per esempio "uomo";
COLLETTIVO: anche se di numero singolare, indica una pluralità, per esempio "folla".


In base alla sua struttura, il nome può essere:
PRIMITIVO: è formato solo da radice e desinenza, per esempio "libr-o";
DERIVATO: è un nome primitivo modificato con l’uso di suffissi (elementi posti dopo la radice), o di prefissi (elementi posti prima della radice), per esempio:
nome primitivo: "vetr-o" --> nome derivato: "vetr-ina" (suffisso);
nome primitivo: "fortun-a" --> nome derivato: (prefisso) "s-fortuna";
ALTERATO: è un nome derivato, che esprime particolari sfumature di qualità e quantità. Un nome alterato può essere DIMINUTIVO (es. "cagnolino"), ACCRESCITIVO (es. "cagnolone"), VEZZEGGIATIVO (es. "cagnetto"), DISPREGIATIVO (es. "cagnaccio");
COMPOSTO: è un nome formato da due o più parole, per esempio "pianoforte" (= "piano" + "forte").

Gli avverbi

Tra le parti invariabili del discorso ci sono gli AVVERBI.
Gli avverbi sono parti invariabili del discorso che modificano il significato di: aggettivi, verbi, nomi, avverbi, un'intera frase.
L’avverbio può essere formato da una sola parola o da più parole (locuzione avverbiale).
Gli avverbi formati da una sola parola si possono classificare in base alla loro forma:
avverbi che finiscono in -MENTE;
avverbi che finiscono in -ONI;
avverbi formati da aggettivi qualificativi;
avverbi formati da aggettvi indefiniti;
avverbi composti.

Le interiezioni

Tra le parti invariabili del discorso ci sono le INTERIEZIONI.
Le interiezioni sono parole che servono ad esprimere un sentimento o uno stato d’animo: meraviglia, noia, gioia, dolore...
Le interiezioni possono essere classificate in base alla forma in:
PROPRIE SEMPLICI (cioè formate da una sola parola);
PROPRIE COMPOSTE (cioè formate dalla fusione di due o più parole);
IMPROPRIE (formate da parole che normalmente appartengono ad altre categorie, hanno un significato lessicale, ma in questo caso hanno funzione di interiezione).


La VIRGOLA (,) indica una pausa breve e serve per separare gli elementi di un elenco e per distinguere all’interno di un periodo le frasi.
Il PUNTO (.) indica la fine di un periodo. Dopo il punto ci vuole la lettera maiuscola.
Il PUNTO E VIRGOLA (;)è una pausa un po’ più breve del punto e un po’ più lunga della virgola.
I DUE PUNTI (:) si usano: prima di riportare un discorso diretto, prima di cominciare un elenco, per dare una spiegazione.
Il PUNTO INTERROGATIVO (?) e il PUNTO ESCCLAMATIVO (!) sono segni di intonazione. Dopo di essi va la lettera maiuscola.
I PUNTINI DI SOSPENSIONE (...) sono tre e servono per sospendere una frase o lasciarla incompleta. Richiedono la lettera maiuscola alla frase che segue solo se chiudono il periodo.
Le PARENTESI TONDE ( ) servono per riportare un esempio, una spiegazione o una parte del discorso non strettamente necessaria.
Le PARENTESI QUADRE che racchiudono tre puntini [...] servono per indicare che una parte del testo è stata tralasciata.



Le imitazioni dei versi e dei suoni si dicono ONOMATOPEE e sono una figura retorica.
A volte si usano due o più parole scritte separatamente, o vere e proprie frasi con funzione di interiezione: sono le LOCUZIONI INTERIETTIVE.

Le congiunzioni

Tra le parti invariabili del discorso ci sono le CONGIUNZIONI.
Le CONGIUNZIONI sono parti invariabili del discorso che collegano fra loro due frasi o due elementi di una frase.
Insieme alle preposizioni, possono essere dette FUNZIONALI e servono a collegare le altre parti del discorso.

Le congiunzioni possono essere classificate in base alla loro forma in:
SEMPLICI (cioè formate da una sola parola);
COMPOSTE (cioè formate dalla fusione di due o più parole);
LOCUZIONI CONGIUNTIVE (costituite da più parole scritte separatamente).

In base alla loro funzione, le congiunzioni si dividono in COORDINATIVE (uniscono due proposizioni simili o due parti simili della stessa proposizione) e SUBORDINATIVE (congiungono una proposizione principale ad una subordinata).

Gli avverbi

Tra le parti invariabili del discorso ci sono gli AVVERBI.
Gli avverbi sono parti invariabili del discorso che modificano il significato di: aggettivi, verbi, nomi, avverbi, un'intera frase.
L’avverbio può essere formato da una sola parola o da più parole (locuzione avverbiale).
Gli avverbi formati da una sola parola si possono classificare in base alla loro forma:
avverbi che finiscono in -MENTE;
avverbi che finiscono in -ONI;
avverbi formati da aggettivi qualificativi;
avverbi formati da aggettvi indefiniti;
avverbi composti.


Gli avverbi si possono classificare anche per tipo:
avverbi di NEGAZIONE, AFFERMAZIONE e DUBBIO, INTERROGATIVI, di MODO, di TEMPO, di LUOGO, di QUANTITÀ.

Anche gli avverbi, come gli aggettivi, possono avere il GRADO COMPARATIVO: DI MAGGIORANZA, DI MINORANZA, DI UGUAGLIANZA.
Anche gli avverbi, come gli aggettivi, possono avere il GRADO SUPERLATIVO: ASSOLUTO, RELATIVO.

Le preposizioni

Tra le parti invariabili del discorso ci sono le PREPOSIZIONI.
Le preposizioni sono parole che collegano tra loro due elementi della frase.
Insieme alle CONGIUNZIONI, possono essere dette FUNZIONALI ed hanno la funzione di collegare le altre parti del discorso.
Le preposizioni si dividono in due gruppi: le preposizioni PROPRIE e le preposizioni IMPROPRIE.
Le preposizioni proprie si dividono a loro volta in due gruppi: le preposizioni SEMPLICI e le preposizioni ARTICOLATE.
Le preposizioni semplici sono nove:
DI, A, DA, IN, CON, SU, PER, TRA, FRA.
Quando le preposizioni DI, A, DA, IN, SU, si uniscono agli ARTICOLI DETERMINATIVI, formano le preposizioni articolate.
Le preposizioni articolate formate da CON e da PER, invece, ormai non si usano più.
Ricorda: le preposizioni TRA e FRA non si uniscono mai agli articoli.

Le PREPOSIZIONI IMPROPRIE sono formate da: nomi, avverbi, aggettivi, verbi.
Ci sono anche le LOCUZIONI PREPOSITIVE, che nascono dall’unione di:
due proposizioni fra loro;
un sostantivo con una preposizione;
un avverbio con una preposizione.


L'uso delle preposizioni con i verbi

Devi fare attenzione all’uso delle preposizioni con i verbi.
Vediamo insieme alcuni verbi ed espressioni che reggono la preposizione DI.
Vediamo ora insieme, invece, alcuni verbi ed espressioni che reggono la preposizione A.
Verbi ed espressioni che reggono la preposizione DA.
Verbi ed espressioni che reggono la preposizione IN.
Verbi ed espressioni che reggono la preposizione CON.
Verbi ed espressioni che reggono la preposizione SU.
Verbi ed espressioni che reggono la preposizione PER.

La parola

La PAROLA è ciascuno degli elementi che formano la frase.
La FRASE è l’unità fondamentale di ogni testo. In un testo ogni verbo individua una frase.
Una frase può essere SEMPLICE, quando è composta da SOGGETTO, PREDICATO ed eventuali COMPLEMENTI.
Ogni frase è composta da due elementi principali: il SOGGETTO ed il PREDICATO. Il soggetto ed il suo predicato formano la FRASE MINIMA.
Più frasi semplici comprese fra due segni di interpunzione forte (punto, punto esclamativo e punto interrogativo), formano un PERIODO o FRASE COMPLESSA.
L’insieme dei periodi compresi tra un inizio ed un “a capo” o tra un “a capo” e quello successivo formano un CAPOVERSO.
Tutte le frasi insieme formano il TESTO.

A seconda delle caratteristiche che vogliamo portare in evidenza, possiamo pensare alle parole come famiglie, cioè come gruppi che condividono dei tratti particolari. Vediamo insieme alcuni di questi possibili raggruppamenti di parole.
Ci sono parole dette POLISEMICHE, che possono cioè assumere diversi significati secondo il contesto della frase in cui si trovano.
Presta ad esempio attenzione alla parola “piano”nelle seguenti frasi:
L’ascensore sale al sesto piano.
Luigi suona il piano.
Chi va piano va sano e va lontano.
Altre parole vengono dette SINONIMI, cioè hanno quasi lo stesso significato.
Vediamo qualche esempio:
Mauro chiese alla mamma se poteva andare a giocare nel parco.
La mamma acconsentì e gli spiegò di stare attento quando attraversava la strada.
"Chiedere", "acconsentire" e "spiegare" sono tutti sinonimi del verbo "dire".
Altre parole ancora sono dette ANTONOMI o CONTRARI e hanno un significato contrario.
Sono ad esempio antonomi i verbi "vincere" e "perdere", e gli aggettivi "ricco" e "povero".
Ci sono poi gli OMONIMI, parole con la stessa forma, che cioè si scrivono allo stesso modo, anche se cambia la pronuncia.
Sono quindi parole diverse e hanno un significato diverso, come ad esempio "pèsca" (il frutto) e "pésca" (l’attività sportiva).
Ci sono poi parole dette IPERONIMI (con un significato più vasto, generale) e parole che formano il gruppo degli IPONOMI (con un significato più preciso, particolare).
Ad esempio, “vegetale” è un iperonimo, mentre “albero”, “cespuglio” e “fiore” sono iponimi.
Le parole che derivano da altre parole sono dette DERIVATE.
Le parole dalle quali derivano sono NOMI PRIMITIVI.

Le parti del discorso

I tipi di parole che noi usiamo sono 9 e sono dette parti del discorso.
Di queste, 4 sono INVARIABILI (non possono subire modifiche), e sono: le INTERIEZIONI, le PREPOSIZIONI, gli AVVERBI e le CONGIUNZIONI.
Le altre 5 sono VARIABILI, cioè possono cambiare, e sono: il NOME, l’AGGETTIVO, il PRONOME, il VERBO e l’ARTICOLO.
Quali caratteristiche cambiano le 5 parti variabili?
I nomi, gli aggettivi, gli articoli e i pronomi cambiano il GENERE ed il NUMERO.
I verbi cambiano anche il TEMPO ed il MODO.
Che cosa cambia nelle parole?
Ogni parola è formata da una RADICE e da una DESINENZA.
A cambiare è solo la desinenza.
Come si fa a riconoscere la radice?
Per i nomi, i pronomi e gli aggettivi, basta provare a cambiarli nelle diverse forme. La parte che rimane invariata è la radice.
Ad esempio, nella parola "bambino", la radice è “bambin”, mentre la desinenza è “-o”.
Per quanto riguarda i verbi, basta togliere la desinenza -ARE, -ERE, -IRE dall’INFINITO PRESENTE.
Quindi, se prendiamo ad esempio il verbo "mangiare", la radice è “mangi”, mentre la desinenza è “-are”.